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Nov
2022

Istanbul: alcune curiosità selezionate per voi

Postato da:lara/ 200 0

Istanbul, l’immensa. Istanbul, l’immortale capitale di tre imperi… è una città che da sempre riesce a incantare. Per raccontarvi ancora di questa meravigliosa città-mondo e per invitarvi a riflettere sul fatto che la storia occidentale e quella orientale sono intimamente legate, ho raccolto alcune curiosità su questa meravigliosa città.

1 – Istanbul (si scrive con la “n” e non con la “m”) NON è la capitale della Turchia. È stata la capitale dell’Impero Ottomano dal 1453 (caduta di Costantinopoli) fino al 1923. In seguito alla fondazione della Repubblica Turca, infatti, la capitale fu trasferita ad Ankara

2 – I turchi non sono arabi. Le prime popolazioni turche erano originarie delle steppe dell’Asia centrale, a decine di migliaia di chilometri dalla penisola araba. La stragrande maggioranza dei turchi è di religione islamica, ma mussulmano non è sinonimo di arabo. Si prega di non confondere le cose. Sarebbe come dire che i brasiliani sono italiani in quanto cristiani.

Inoltre i turchi parlano turco, non arabo. La lingua turca non è indoeuropea, né semitica come l’arabo, ma appartiene alla superfamiglia delle lingue altaiche originarie dell’Asia centrale. Tuttavia, per ragioni storiche, culturali e geografiche, nella lingua turca ci sono molte parole di origine araba. Allo stesso modo ci sono molte parole derivate dal persiano, dal francese, dal greco e anche dall’italiano.

3 – La porta chiusa a chiave del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli

È impossibile entrare dalla principale porta d’ingresso del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, chiusa a chiave dal 1821: fedeli e visitatori possono entrare dalla porta laterale, sempre aperta. La porta del Patriarcato è chiusa a chiave in memoria del patriarca Gregorio V, impiccato ridosso questo ingresso dagli ottomani perché da loro considerato traditore dell’impero. Si dice che la porta principale verrà riaperta quando Istanbul tornerà a chiamarsi Costantinopoli, liberata dalle grinfie dei turchi.

4 – Una catena per chiudere il Bosforo

Gli imperatori bizantini avevano fatto installare una pesante catena di ferro per chiudere l’accesso al Bosforo già nel 1110, tra la Torre di Leandro e il quartiere di Manganae: ogni anello pesava circa 20 chili, per una lunghezza di circa un metro, e galleggiava grazie ad una serie di boe che la sostenevano. Durante le operazioni per la conquista di Costantinopoli, nel 1453, a Mehmet II venne un’idea geniale per superare la catena: il Fatih spostò i natanti via terra, su una passerella di legno, rimettendo le navi in mare una volta superato l’ostacolo, pronte per espugnare la città. Frammenti della catena, oggi, si trovano in diversi musei di Istanbul.

Un’ulteriore curiosità: pare che un Imperatore bizantino avesse ricevuto la profezia che sua figlia sarebbe

morta a causa di un serpente velenoso; per proteggerla, l’Imperatore segregò la figlia sull’isolotto artificiale dove sorgeva la Torre di Leandro, ma la giovane morì perché nel cestino della frutta che ricevette un giorno vi era nascosto un rettile velenoso, che la morse.

5 – Graffiti runici a Santa Sofia

Passiamo ora a uno dei simboli principali della città, ovvero Santa Sofia. Sede papale tra il 1204 e il 1261, a seguito della dominazione dell’Impero Ottomano divenne poi una moschea. L’edificio è posto nel punto più alto di Istanbul e la sua cupola ha un diametro di 30 metri: vista dall’esterno quindi, ha un fascino unico nel suo genere. Salendo al secondo piano è possibile trovare i mosaici, tra cui quello raffigurante Costantino e l’imperatrice Zoe che pregano Cristo. Ma non è finita qui! Se queste infatti sono cose che tutti conoscono, dovete sapere che al piano superiore, una volta dedicato alle donne, potete notare due incisioni sul marmo: “Halvdan” e “Are”. Si tratta di iscrizioni runiche che significano “mezzo danese” e “aquila”, che vennero incise da una guardia variaga, guardia reale dell’imperatore bizantino di origini vichinghe che controllava la loggia dell’imperatrice e delle donne.

Un’ulteriore curiosità: per salire sulla loggia delle donne non ci sono scale, ma si deve percorrere una rampa piuttosto ripida e scivolosa; l’assenza dei gradini è dovuta al fatto che le Imperatrici bizantine venissero portate sulla loggia sedute su una portantina, pertanto era più comoda una rampa anziché una scala!

6 – Il tappeto da preghiera e la profezia sulla morte di Atatürk

A quasi cento anni dalla fondazione della Repubblica di Turchia, il popolo turco è ancora molto affezionato alla figura di Mustafà Kemal Atatürk, fondatore della repubblica nel 1923. Ad un personaggio così importante dedico una curiosità molto affascinante. Nel 1929 un maharaja donò ad Atatürk un tappeto da preghiera, tessuto in India, e lo fece recapitare alla stanza 101 del Pera Palas, l’albergo dove spesso Atatürk alloggiava. Dopo la morte di Atatürk la stanza diventò un museo e, inventariando gli oggetti, qualcuno si accorse che sul tappeto indiano era raffigurato un orologio che segnava le 9.07, la data 1938 e dieci crisantemi, che in turco si dice kasımpatı e novembre si dice Kasım.  A questo punto vi rivelo che Atatürk è morto il 10 novembre 1938, alle ore 9.05.

7 – La chiesa in ghisa costruita in una notte

La chiesa di Santo Stefano dei Bulgari si trova ridosso al Bosforo, nel quartiere di Fener, e ha una caratteristica che la rende unica: si tratta di un edificio in ghisa.

Secondo la leggenda il Sultano aveva acconsentito alla costruzione di una chiesa ortodossa ma solo a patto che questa fosse edificata in una notte. Avvenne nel 1871 e, per riuscire nell’impresa, si narra che i pezzi della chiesa vennero costruiti in ghisa a Vienna, trasportati lungo il Danubio, poi dal Mar Nero fino al Bosforo.

Verità o leggenda, la chiesa di Santo Stefano dei Bulgari è un edificio spettacolare dove la luce che filtra dalle vetrate permette alla ghisa dorata di splendere.

8 – Da Londra a Nuova Delhi in treno, via Istanbul

Alla fine dell’Ottocento, a Istanbul vennero completate le stazioni ferroviarie di Sirkeci e Üsküdar, a riprova del fatto che l’Europa aveva intenzione di collegarsi con l’Asia. Dopo la realizzazione del Canale di Suez, si iniziò ad accarezzare l’idea di collegare su rotaia Londra con Istanbul, e da qui attraversare l’Impero ottomano, l’Impero persiano e giungere fino a Nuova Delhi. Immaginate la meraviglia di salire su un treno a Londra e farvi trasportare sino in India. Purtroppo, come sappiamo tutti, nel 1914 la Prima Guerra Mondiale stravolse gli equilibri internazionali, così l’ambizioso progetto ferroviario venne messo da parte.

Di questo percorso, funzionò il tratto Parigi-Istanbul, il noto Orient Express, termine che a pronunciarlo ancora oggi evoca mistero e fascino. Il re dei treni influenzò artisti e scrittori, una su tutte la nota giallista inglese Agatha Christie che ad esso si ispirò per comporre “Assassinio sull’Orient Express“.

9 – Il Sultano dei tulipani

Dici tulipano, dici Olanda? Il tulipano ha origine proprio in Turchia, e ne è il simbolo: il termine deriva dalla parola “tulbend” che significa “turbante” e l’amore per questo fiore è così intenso che i turchi hanno creato la giornata internazionale del tulipano.

Il genere Tulipa ha avuto origine sui monti del Pamir, tra l’Hindo Kush e il Tien Shan, nell’Asia Centrale insomma, proprio come gli Ottomani.

Giunto dall’Anatolia, il tulipano iniziò ad essere coltivato e apprezzato dai Sultani dell’Impero ottomano: ai turchi questo fiore ricordava i loro turbanti, infatti il termine tulipano deriva dalla parola turca “tullband” che significa appunto turbante. Solimano il Magnifico amò molto i tulipani, tanto da chiedere ai giardineri di piantarne ovunque e di creare nuove colorate varietà. Ogni primavera a Istanbul vengono messi a dimora migliaia di bulbi di tulipani nei parchi cittadini e si svolge un festival che celebra l’amato fiore.

In Olanda il tulipano vi arrivò quando l’ambasciatore fiammingo spedì al giardiniere reale olandese una serie di bulbi. Una volta fioriti nei giardini reali, per gli olandesi fu subito amore.

Un’ulteriore curiosità: i turchi amano così tanto i tulipani che sorseggiano il çay, il loro tè, in bicchierini di vetro che ricordano proprio il calice del pregevole fiore.

10 – Le tradizioni delle steppe asiatiche al Topkapı

Il Topkapı è pura meraviglia, è un immenso giardino murato costituito da tanti edifici e padiglioni, e al suo interno contiene l’harem del Sultano. Quando Mehmet II conquistò la Città, sentì immediatamente il bisogno di far costruire un luogo adatto alla loro stirpe; il Topkapı non è però un semplice palazzo come quelli che siamo abituati a vedere in Europa: è, come dicevo, composto da tante strutture, che ricordano le tende degli accampamenti nomadi dei popoli delle steppe.

I cavalli sono sempre stati importanti per gli ottomani: il simbolo del potere del Sultano erano le code di cavallo, aveva diritto a ben 7 code, mentre il Gran Visir aveva diritto a 4 code. Il divan, il governo dell’Impero, era l’organo che prendeva le decisioni e quando si trattava di questioni veramente importanti, veniva convocato e presieduto a cavallo.

11 – Franchi d’acqua dolce, franchi d’acqua salata

Costantinopoli è da sempre stata una città cosmopolita, multiculturale e multireligiosa. Durante l’epoca ottomana continuarono ad operare le chiese cristiane perché Mehmet II aveva accettato di buon grado che Costantinopoli diventasse sede del Patriarcato Ecumenico Ortodosso, e quella decisione nessuno la poteva cambiare.

I Sultani si trovarono così a tollerare le altre religioni, anche se i fedeli erano invitati a non ostentare troppo il loro culto (fra l’altro gli ottomani avevano orrore del suono delle campane, per cui vietavano di suonarle; nell’aria doveva solo echeggiare il richiamo del muezzin).

Così per lungo tempo più religioni hanno convissuto nella grande Costantinopoli: gli europei dell’Ovest agli ottomani erano noti come “franchi”, distinti in “franchi d’acqua dolce” per definire i balcanici, e “franchi d’acqua salata” per definire coloro che arrivarono via mare, come i genovesi e i veneziani. I franchi d’acqua salata vivevano nel quartiere di Pera, storicamente abitato da loro sin dall’epoca bizantina, proprio ridosso alla splendida Torre di Galata.

La Torre di Galata, fatta costruire dai genovesi nel 1348, per lungo tempo fu l’edificio più alto della città

12 – Perché si chiama Corno d’Oro

Siete a Istanbul e sulle guide continuate a leggere “Corno d’Oro“. È persino probabile che alloggerete nella zona del Corno d’Oro, dato che i monumenti più importanti della città sono collocati qui. A questo punto, come me, vi chiedere perché si chiama così, perché Corno d’Oro. Scoprirlo è semplice: salite sulla Torre di Galata una mezz’oretta prima del tramonto; affinate i sensi.

Ecco, visto? Guardate il sole, la nostra stella che sorge in Asia e tramonta in Europa. Visto che luce, che colori? Riempitevi gli occhi di meraviglia: ecco perché lo hanno chiamato Corno d’Oro.

13 – Arriviamo ora alla cucina! La cucina turca non si riduce solo al kebap con la “p” finale (il termine più noto in occidente “kebab” è in realtà arabo) così come la cucina italiana non è solo pizza e pasta. Il termine in turco indica unicamente la tipologia di cottura arrosto e non un cibo preciso, dunque il kebap che tutti conosciamo prende il nome di “döner kebap”, ovvero “arrosto rotante”, il simbolo dello street food turco, ormai di fama nazionale.

L’arte culinaria turca, erede di quella ottomana, fonde elementi delle cucine dei territori che facevano parte del grande Impero ottomano, dal Mediterraneo al Caucaso passando per i Balcani e il Medio Oriente. Il panorama gastronomico della Turchia è caratterizzato dalla presenza di molte cucine regionali, molto diverse tra loro. Oltre ai vari tipi di kebab, ci sono decine e decine di piatti da provare assolutamente: mezes, pide, lahmacun, mantı, köfte, kokoreç, gözleme, baklava, künefe solo per citarne alcuni.

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