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Nov
2021

Piatti grassi e calorici: 5 cucine per combattere il freddo

Postato da:lara/ 166 0

C’è il freddo che arriva croccante e limpido, con sferzate gelide che colpiscono a tradimento in un giorno soleggiato, c’è quello nebuloso e umido dai toni impastati del grigio e quello bianco che unisce cieli gonfi e prati innevati. Ognuno ha il suo fascino, ognuno racconta un inverno in un luogo del mondo e, soprattutto, ognuno ha il suo modo di essere sconfitto. Dagli altopiani mongoli, alla steppa siberiana, fino ai mari tempestosi dell’Islanda passando per le vette dolomitiche, ecco 5 cucine che hanno imparato a combattere il freddo.

  1. Il mare, l’altra metà dell’Islanda

Quanto sapete della cucina islandese? Immaginate gente coraggiosa che si nutre di carne di squalo fermentato e teste di pecora? Eppure il paese è ricco di deliziosi prodotti delle fattorie islandesi, di pesce pescato nelle acque gelide e di latticini innovativi (mai sentito parlare di skyr?).

Il pesce servito nei ristoranti o in vendita al mercato è sempre fresco e di solito viene bollito, saltato in padella, cotto al forno o grigliato.

In passato gli islandesi tenevano per sé soltanto la lingua e le guance del þorskur (merluzzo) – una vera prelibatezza – ed esportavano il resto; oggi sul menu si trovano filetti di merluzzo accanto a ýsa (eglefino), bleikja (salmerino artico) e all’ottima, rinomata carne di skötuselur (rana pescatrice). Sulle tavole appaiono anche piatti a base di lúða (halibut), steinbítur (pesce gatto), sandhverfa (rombo; un pesce non locale), síld (aringa), skarkoli (platessa) e skata (razza). Durante l’estate si trovano silungur (trota d’acqua dolce) e villtur lax (salmone selvatico).

Lo harðfiskur è uno spuntino molto diffuso; lo si gusta con il burro ed è in vendita nei supermercati e nei mercati. Per prepararlo si pulisce l’eglefino e lo si fa seccare all’aria aperta finché non diventa secco e friabile, poi lo si riduce in strisce.

  1. Il cibo dei nomadi, Mongolia

Un paesaggio infinito che asseconda inverni gelidi e sole inclemente: questa è l’immagine che viene subito alla mente pensando alla Mongolia, ed ecco perché chi ci vive ha dovuto imparare a utilizzare le poche risorse e imparare dalla natura come vivere in questo ambiente stupendo e desolato.

Tra i rimedi perfetti per l’inverno le steppe ci suggeriscono:

– La shölte khool (letteralmente ‘zuppa con cibo’), ovvero una ciotola di brodo bollente con tagliolini, montone bollito e qualche pezzo di patata.

– Nei ristoranti il menu prevede buuz (ravioli al vapore ripieni di montone e talvolta anche aglio o cipolla tritati) e khuushuur (frittelle di montone).

– Quando sono molto piccoli, i buuz vengono chiamati bansh e, di solito, inzuppati nel tè al latte.

– Lo tsuivan è un piatto a base di noodles cotti al vapore mescolati con carote, patate e bocconcini di montone.

Un piatto diffuso della cucina mongola è il khorkhog, preparato togliendo alcune pietre roventi dal fuoco e infilandole in una pentola insieme a bocconi di carne di montone, un po’ d’acqua e talvolta anche vodka. La pentola viene poi chiusa ermeticamente e posta sul fuoco. La consuetudine vuole che, mangiando il khorkhog le pietre roventi e unte di grasso vengano passate di mano in mano, un gesto ritenuto di buon augurio per la salute.

  1. Cucina ad alta quota, Dolomiti

Le nostre montagne sono un esempio vicino e riuscitissimo di gastronomia che ha imparato a cacciare l’inverno con gusto. Come sempre in Italia ogni regione e ogni provincia offrono una varietà di gusti difficile da contenere in solo articolo, ma oggi assaggiamo i banchetti delle Dolomiti.

Per godere del sapore pieno i questa cucina che mette insieme tradizione mitteleuropea, ladina e mediterranea, non c’è luogo migliore che avventurarsi ad alta, a volte altissima quota. Nelle malghe alpine troverete sempre le atmosfere più vivaci e un camino acceso nelle stagioni più fredde e nei masi, classiche abitazioni delle famiglie contadine, scoprirete prelibati ristoranti.

Approfittatene per assaggiare le ricette che da generazioni si tramandano tra queste montagne:

– I casunziei, dei grandi ravioli a forma di mezzaluna: rossi quando il ripieno è di rape, o verdi, se preparati con spinaci o erbe selvatiche, sono solitamente conditi con burro, ricotta affumicata e semi di papavero.

– In Val di Fassa i ravioli, o cajoncìe, contengono patate e fichi secchi.

– I canederli, detti knödel in Tirolo, sono grandi e rotondi gnocchi di pane raffermo impastato con latte, uova e speck, prezzemolo, spinaci o formaggio, serviti in brodo o con burro fuso e Trentingrana.

– Gli spätzle, piccoli gnocchi di farina di grano bianchi, o verdi quando preparati con spinaci vengono conditi con panna e speck.

– Gli schlutzkrapfen sono mezzelune ripiene di spinaci e ricotta.

  1. Come resistere all’inverno russo

Se c’è una nazione che storicamente ha saputo vincere su tutte le altre proprio grazie al suo adattamento al rigido inverno è la Russia. Allora impariamo dai maestri e non dimentichiamo di inserire una zuppa calda nel menu. Tra quelle principali consigliamo:

– Borshch una zuppa di barbabietole, di solito spruzzato di smetana.

– Shchi: esistono versioni vegetariane e altre con carne di pollo, manzo o agnello, ma la base di questa celebre zuppa russa è sempre il cavolo.

– Ssolyanka: zuppa con verdure sottaceto, carne e patate, a volte molto saporita, che in passato era il classico piatto invernale dei contadini.

– Ukha: la ricetta tradizionale prevede quattro tipi di pesce, erbe aromatiche e alcune verdure in un brodo trasparente.

Al mosaico di etnie e di culture che caratterizza il corso del Volga si devono diverse altre specialità, come la trasparente zuppa di gnocchi della tradizione ugro-finnica detta sup s klyutskami. Il kasylyk (salsiccia secca di carne di cavallo) e il zur balish (tortino di carne) provengono entrambi dal Tatarstan, dove i chek chek (frittelle dolci a forma di maccheroni impregnate di miele) costituiscono un elemento essenziale di tutte le feste.

Nella regione dell’Altai, nella Siberia meridionale, potrete masticare il sera, un chewing gum a base di olio di cedro.

Le tradizioni gastronomiche della Repubblica dei Calmucchi hanno introdotto in Europa il tè burroso in stile tibetano chiamato dzhomba. Ancora più a est, nella Buriazia e in tutto l’Estremo Oriente russo troverete spesso ravioli al vapore grandi quanto il palmo di una mano chiamati manti, buuzy e pyan-se (versione insaporita con il pepe). Ne bastano due o tre per un pasto buono e sostanzioso, anche se alquanto unto. La specialità più famosa della cucina siberiana è costituita dai pelmeni (ravioli piccoli), di cui troverete varianti in tutte le città principali della regione.

  1. La Scozia per dessert

E concludiamo con una serie di dessert pannosi, perfetti per una merenda nordica. Del resto la cucina tradizionale scozzese è semplice, sostanziosa e nutriente, spesso con un alto contenuto di grassi destinati a fornire le calorie necessarie ad affrontare i freddi giorni invernali passati a lavorare nei campi o sui pescherecci.

I tradizionali dolci scozzesi sono cremosi e irresistibili, vere e proprie bombe caloriche. Il cranachan è preparato con panna montata profumata al whisky, miscelata a farina d’avena tostata e lamponi. L’atholl brose è una miscela di panna, whisky e miele aromatizzati con farina d’avena. Il clootie dumpling è un budino sostanzioso ripieno di ribes e uva passa e cotto a vapore (è detto clootie perché per la cottura a vapore viene avvolto in un quadrato di tela, il cloot, appunto).

Fonte: Lonely Planet

 

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