11

Set
2019

Shukran, arigato, xiè xiè. Dire grazie in tutte le lingue del mondo!

Posted By : lara/ 213 0

Grazie è una parola chiave che apre mille porte a chi viaggia in paesi vicini e lontani. Oltre a sapere come si dice “grazie” nelle varie lingue del mondo, è utile conoscere i rituali del ringraziamento nelle diverse culture. Molti di questi lontani anni luce dalle usanze occidentali alle quali siamo abituati.

Tanti modi di dire grazie: Europa e Hawaii

La gratitudine ha un’etimologia abbastanza comune in tutte le lingue, con qualche eccezione variopinta. Il nostro “grazie”, così come il gracias spagnolo, deriva dal greco chàris, che significa favore, dono, ricompensa. Lo stesso vale per il grazie arabo shukran, dall’ebraico sachar che significa ricompensa.

L’inglese thank you come il tedesco danke, l’olandese dank je e l’ebraico toda derivano dall’arcaico thanc, che significa pensiero. In francese per ringraziare formalmente si usa dare del voi all’interlocutore, implorandolo: Je vous en prie. Ma in quasi tutte le situazioni sarà sufficiente dire merci, che etimologicamente significa pietà.

In alcune lingue si ringrazia dichiarando il proprio “debito” con chi ha fatto un favore: obrigado in portoghese (che diventa obrigada se a ringraziare è una femmina) o blagodarju vas in russo.

In Svezia si ringrazia dicendo semplicemente tack, ma se pronunciate male la “c” rischiate di dire “tetto”. Per sicurezza potete ripeterlo due volte, come fanno gli svedesi (tack tack!) o dire grazie mille: tusen tack! Uno slang comune a molti paesi scandinavi per ringraziare è tattis: vi capiranno anche in Norvegia, mentre in Finlandia farete meglio a dire kiitos.

Mahalo, nella tradizione dei nativi hawaiani significa letteralmente: “Grato di essere alla presenza del divino soffio della vita”. Spesso questa scritta si trova sui bidoni dell’immondizia: un modo tipicamente “aloha” per ringraziare chi getta i rifiuti, che però lascia perplessi i turisti ignari del suo significato e credono voglia dire “spazzatura”.

In Asia

In molte lingue esistono termini diversi per distinguere i ringraziamenti formali da quelli più amichevoli. Nella lingua indiana per ringraziare una persona più anziana, o i propri colleghi, è opportuno dire dhanyavaad: viene usato anche per ringraziare quando si riceve un dono. Per ringraziare parenti e amici si utilizza shukriyaa.

In Giappone la cosa giusta da dire a chi si è preso un gran disturbo per voi è sumimasen, per scusarvi e ringraziarlo allo stesso tempo. Esiste anche un grazie al passato, arigatou gozaimasu, che viene usato nei biglietti di ringraziamento o per accomiatarsi dagli ospiti dopo una festa (e queste sono solo alcune delle frasi utili in giapponese).

In thailandese, grazie si dice khup kun, ma a seconda che siate un uomo o una donna dovrete aggiungere un suffisso krap o kah. Gli uomini quindi ringrazieranno dicendo khup kun krap e le donne khup kun kah. Vale anche per il shukraan arabo, seguito da lak per i maschi e laki per le femmine.

In cinese Mandarino, grazia si dice xiè xiè, espressione sempre molto colloquiale.

Quando un grazie non basta (o è di troppo): i modi di ringraziare

In molte culture orientali non si usa ringraziare in continuazione, per ogni piccolo gesto di cortesia, come siamo abituati a fare in occidente. Perciò se un amico cinese o indiano vi tiene aperta la porta o vi porge un tovagliolo resistete alla tentazione di ringraziarlo o rischiate di metterlo in imbarazzo, o peggio offenderlo, facendogli intendere di non essere abbastanza in confidenza con lui.

In cinese Mandarino, xiè xiè non sempre è sufficiente per dire grazie. Quando ricevete un complimento, la reazione che ci si aspetta da voi è la modestia assoluta, accompagnata da na li na li, che equivale a dire “grazie, sei troppo gentile”. Se qualcuno parla bene di voi in vostra presenza, elogiandovi, dovete subito scoraggiarlo dicendo bù, bù! (“no, no! “): in questo modo dimostrerete umilità e metterete a vostro agio l’interlocutore. Ma non temete, lui sa che lo state ringraziando: respingere i complimenti fa parte della cultura cinese.

In Corea si usa ringraziare la persona che ha cucinato per voi ancora prima di assaggiarne un boccone. Appena vi sedete a tavola proclamate jal mug get sum ni da, tradotto “so che mangerò bene” per esprimere la vostra gratitudine per il cibo e contemporaneamente lusingare il cuoco.

In Cantonese potete ringraziare qualcuno prima ancora che vi faccia un favore dicendo m goi nei sin, mentre se lo ringraziate dopo dovrete dire semplicemente m goi, ma solo se si tratta di qualcosa di immateriale. Se avete ricevuto un regalo, l’espressione corretta da usare è doh je! Ma non sperate di cavarvela a parole: in Cina il modo migliore di esprimere la vostra gratitudine è coi fatti, secondo il principio di reciprocità, o Bao, confuciano.

Paese che vai, grazie che trovi

L’errata interpretazione del bon ton locale può lanciare il messaggio sbagliato. Nel ricevere un regalo da un amico tedesco, ad esempio, farete meglio a dire bitte (prego) anziché danke (grazie), a meno che vogliate rifiutare il regalo. Così vuole l’etichetta! Nel ricevere un dono in un paese asiatico, prendetelo con entrambe le mani è un segno di gratitudine più eloquente e apprezzato di qualsiasi verbalizzazione che spesso, non padroneggiando la lingua, potreste pronunciare in modo incomprensibile.

Molti credono che namaste, in lingua Hindi, significhi grazie, mentre si tratta del tipico saluto indiano di cortesia. Si pronuncia unendo le mani e facendo un piccolo inchino: l’etimologia del termine deriva dal sanscrito namah, che significa appunto inchinarsi.

Anche nella terra del Sol Levante si usa accompagnare le parole di ringraziamento con un piccolo inchino, che va fatto secondo una precisa angolazione a seconda di chi avete di fronte. Dovrete piegarvi esattamente di 15° se si tratta di un conoscente o un collega, 30° per gli sconosciuti, mentre per un ringraziamento formale dovrete raggiungere i 45° in segno di rispetto. Solo davanti all’imperatore Akihito dovrete flettervi fino a 70° in segno di riverenza assoluta: difficilmente vi troverete in una situazione simile, ma è sempre meglio essere pronti.

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